Piero Gabrielli, nazionale di rugby e grande impresario musicale e teatrale, proprietario, con i fratelli, del famoso locale "Le Grotte del Piccione, nel 1974 rilevò
l'Osteria, che allora si chiamava "Charlie Brown", ma che esisteva già da almeno dieci anni con altri nomi.
Piero con la sua esperienza di manager fece subito del suo nuovo locale - luci soffuse da bandane colorate; alle pareti specchi, quadri d'autore, manifesti di mostre e, in sottofondo, soffice musica blues o jazz - un accogliente luogo di incontro dove poter tranquillamente, intorno ad un tavolo parlare di affari, di politica, di arte o scambiarsi frasi e sguardi d'amore, così com'era nelle antiche tradizioni culturali romane, nella pace di Via Margutta.
La prima occasione di introdurre l'ambiente letterario nell'Osteria capitò nel 1975, quando Gian Battista Vicari, direttore della rivista letteraria "il Caffè", su segnalazione di Mario Pogliotti , si rivolse a Piero, nell'intento di rilanciare la pubblicazione che stentava a vendere, e trasferì la sede, da Via della Croce, all' Osteria stessa.
Confluirono all'Osteria artisti e i scrittori tra i più importanti del momento, italiani e stranieri, ed iniziò una nutrita corrispondenza, della quale sono rimaste ampie testimonianze, anche dopo la scomparsa di Vicari, nel 1979. Con questo epistolario è stata prodotta una pubblicazione straordinaria, curata da Paolo Tarantelli, col Teatro Argentina, direttore artistico Pietro Carriglio, intitolata "Lettere a Vicari".
In questo volume Piero racconta il suo incontro con Vicari:
" Diamoci del tu" :
Ho conosciuto Giambattista Vicari, una sera, all'Osteria Margutta.
Un signore alto, capelli bianchi, baffetti leggeri, abito bleu, cravatta bianca. L'aveva indirizzato a me Mario Pogliotti. Occupammo un tavolo.
- Mangia qualcosa ?
- Si una minestrina in brodo; ho problemi con la digestione....
- Lei conosce "il Caffè" ?
- Si.
Capì che mentivo.
Cominciò allora a raccontare la sua rivista, i suoi autori, il suo amore per il buongusto, la sua curiosità. La minestrina era ancora lì, fredda.
- Pogliotti mi ha detto che Lei può darmi una mano per far riuscire "il Caffè".
S'era fatto tardi. Fuori Via Margutta era deserta: lo accompagnai fino alla fontana.
- Diamoci del tu.
- Si grazie.
- Ci vediamo domani.
- Ciao.
Lui a piedi verso Via Alibert, io sul mio motorino. "
Tra i collaboratori del Caffè che frequentarono l'Osteria Margutta, come provano le numerose targhette sugli schienali delle sedie: Italo Calvino, Achille Campanile, Gaio Fratini, Arthur Adamov, Raimond Queneau, Giuseppe Ungaretti, Dino Buzzati, Jean Ferry, Ennio Flaiano, Jean Tardieu, Stefan Themerson, James Laughlin, Franz Hellens, Emilio Cecchi , Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Paolo Prestigiacomo, Aldo Palazzeschi, Slavomir Mrozek, Giovanni Comisso, Andrea Zanzotto, Paolo Volponi, Franco
Fortini, Massimo Dursi, Pier Paolo Pasolini, Natalia Ginzburg, Beppe Fenoglio, Piero Jahier, Luciano Erba, Antonio Delfini, Guelfo, Giorgio De Chirico e tanti altri.
Costanzo Costantini, così evoca l'evento della rinascita del "Caffè" il 15 marzo del 1977: " Il Caffè, la nota rivista satirica di letteratura e attualità, riprende le pubblicazioni. La notizia è stata data da Giambattista Vicari, suo fondatore e direttore, con una cenetta svoltasi l'altra sera a Roma, nella Galleria Piero Gabrielli, in Via Margutta 31, alla presenza di scrittori, letterati, giornalisti, molti dei quali già collaboratori del periodico.......con una mostra che documentava la vita della rivista dal 1953 anno in cui sorse più o meno clandestinamente fino alla metà del 1975, quando scomparve per mancanza di fondi.
Copertine, disegni, illustrazioni, lettere, con firme celebri, italiane e straniere, da Gadda a Palazzeschi, da Ungaretti a Montale, da Tardieu ad Adamov da Maccari a Stradone, da Flaiano a Delfini, da Campanile a Fenoglio, da Buzzati a Volponi ecc. ......
" In verità", dice Vicari, "il Caffè era scomparso non soltanto per le difficoltà finanziarie. Le difficoltà finanziarie c'erano sempre state e le avevamo sempre superate. Ma ad un cero punto mi parve che incominciassimo a ripeterci e che non valesse più la pena di lottare. La rivista aveva un suo ruolo preciso. Molti di coloro che vi collaboravano - Calvino, Ceronetti, Arbasino, ecc. - non sapevano più dove pubblicare i propri scritti. Oggi le riviste, o sono accademiche o sono ideologizzate al massimo, terribilmente tetre. Per questo mi sono deciso a riprenderne la pubblicazione. Viviamo tempi così tristi che una voce libera, ilare, pungente, grottesca, può essere quanto mai giovevole, e non solo alla letteratura".
Uomo dolce e elegante, bibliofilo raffinato, Giambattista Vicari incarna una delle superstiti figure d'un mondo in via di definitiva sparizione, d'un epoca in cui si credeva davvero ai valori della letteratura come valore; oltre a coltivare con una sorta di ostinazione malsana le sue piccole passioni arcaiche e forse inutili, egli dirige all'Università di Urbino un laboratorio di Scrittura, dove si compiono ricerche e analisi del discorso linguistico.
" Ho sempre pensato che la letteratura italiana sia stata sempre afflitta da tristizia e seriosità, " dice Vicari " e lo sia ancora oggi, anzi più che mai. E' per questo che, riprendendo le pubblicazioni, noi intendiamo produrre soprattutto testi : testi possibilmente vivi, acri, disinvolti, allegri, scatenati. Gli italiani hanno perso o non l'hanno mai avuta, la capacità di ridere, di se stessi e degli altri. Qualche anno fa organizzai una tavola rotonda sul tema: " Gli italiani non ridono ", ma non ottenni grande successo. Spero di averne un po' di più adesso. ".....................
Nel numero che sta per uscire "il Caffè" recherà testi di Frassinetti, Arbasino, Calvino, Ceronetti, Zinoviev, Orengo, Paolini, Milanese, Fratini e di molti altri. Ma perché possa continuare ad uscire dovrà raccogliere mille abbonamenti, mentre finora ne ha avuti solo cento.
La redazione è attualmente in Via Margutta 31, presso la Galleria di Piero Gabrielli.
Ecco le firme di coloro che intervennero alla conferenza stampa - cena , per la riapertura del Caffè: Calvino, Arbasino, Ceronetti , Frassinetti, Gaio Fratini, Gianni Rodari, Pier Francesco Paolini, Cesare Milanese, Luigi Brioschi, Roberto Mazzullo, Corrado Costa, Cesare Mandrini, Nino Orengo, Sergio Saviane, Pietro Zietiremich, Romeo G. Giardini, Piero Chiara, Wilcock, Guido Almausi, Saverio Vollaro, Gianni Celati, Giuliano Gramiglia, Luigi Malerba, Mario Pogliotti, Italo Cremona, Giampaolo Dossena, Vico Faggi, Giovanni Russo, Alfredo Giuliani, Nino Ravenna, Gianni Nicoletti, Antonio Tabucchi, Giuliano Zincone, e poi Comisso, Delfini, Buzzati, Jahier, Gadda, Palazzeschi, Emanuelli, G.Viviani, L.Bartolini, Pund, Queneau, Borges, Klossowski, Salinger, J. Ferry, Tardieu, Laughlin, G. Zaid, ......ecc...
All'Osteria si è svolta, più volte, anche la selezione del Premio Strega.
Scomparso Vicari, Piero, con l'aiuto di Claudio Dragone, pubblicò 15 libricini, raccolti in un cofanetto, scritti dagli amici che raccolsero la sua richiesta, Peppino De Filippo, suoi i disegni di Pulcinella, Enzo Aprea, Riccardo Chesi, Alberto Cipellini, Pino Coscetta, Luciano Costantini, Giancarlo Del Re, Claudio Dragone stesso, Bubi Farinelli, con un inedito di Achille Campanile ed un saggio: "Rugby etica di uno sport", Fiorenzo Fiorentini, Antonio Ghirelli, Massimo Oldoni, Bruno Rasia, i suoi disegni e i racconti "con Ennio Flaiano al caffè", e poi Sergio Saviane e Lino Tardia.
Alle pareti i quadri e oggetti di molti artisti passati per l'Osteria, ogni cosa un ricordo, ed un angolo per il Rugby, che ancora rivive con i suoi amici di partita, che ogni primo mercoledì del mese ancora si riuniscono; giornali d'epoca, "Il Tifone" ed altri, che rievocano, soprattutto, le gesta di Piero e i suoi fratelli, di Bubi Farinelli e di Paolo Rosi, raccontate, il più delle volte da Sandro Ciotti.
Per sfottersi hanno distinto le serate in: Rugby Roma: "quelli dello scudetto" e "non " , "Nazionali " e "non ".
Il rugby, anche a livello di Federazione, è stato coinvolto, così come le altre cose della vita di Piero, nella avventura dell'integrazione, della solidarietà, della prevenzione.
Sui biglietti delle partite di rugby si legge: Provveditorato agli Studi, CONI FIR, "Mille bambini a Via Margutta" : i più grandi giocatori di rugby del mondo per l'abbattimento delle barriere architettoniche e culturali nella scuola, negli stadi, nella vita".
A cena con i suoi vecchi amici di squadra, tutti a ricordare, come scrive Piero sulla locandina del menu:
Rugby Roma
Quel gruppo di amici
"Acquacetosa 1947 "
.... un campo di carbonella,
una tribuna sconnessa,
improbabili docce,
scarpe chiodate.
Lunghi treni notturni:
gli amori, il lavoro, l'università.
L'amicizia dissolve
Le paure di una guerra e
Nascono le speranze.
Il compagno di una partita:
il sudore,
la fatica,
la personalità, °°°°
il coraggio.
Amico mio CAMPIONI D'ITALIA
Alcune presenze alla cena di domenica 15 novembre 1987, quarant'anni dopo lo scudetto: Giulio Cherubini, Giorgio Martini, Riccardo Capasso, Curti, Silvestri S., Paolo Rosi, Lamberto De Santis, Paletta, Boccitto, Tartaglini, Trasatti, Staccioli, Pitorri, Volpe, Di Gregorio, Bubi Farinelli, Duce, Puecher, Zampieri, Umberto Silvestri, Introno, Bitetti, Alessi, Scialoia, Romano Gabrielli, Chingari, Barilari, Enzo gabrielli, Perrone, Frigo, Gradilone, Enrico Rossini, Grasselli, Nigro, Zaccaria, Pisaneschi, Piero Gabrielli, Kid Tramonto.
Sulla locandina un disegno di Pino Zac dedicato a Piero quando si sente triste: un giocatore passa a Piero un pollo arrosto al posto della palla ovale.
Cosa è il Rugby secondo Piero Gabrielli:
"Penso che questo accada anche negli altri sports.
Ma, per quanto mi riguarda, io credo che il Rugby sia una disciplina che non si smette mai di praticare.
Anche quando, con l'età, si è lentamente costretti a lasciare la propria maglia ad altri.
La mentalità rimane e l'educazione ricevuta trova applicazione nella famiglia, nel lavoro, nel rapporto con la gente, nella vita di tutti i giorni.
Rimane il coraggio e la resistenza al dolore nelle difficoltà, il senso dell'amicizia e della lealtà, la comprensione e la disponibilità verso quei nuovi amici che, negli anni, prendono il posto dei tuoi compagni di squadra.
I compagni appesantiti dal tempo che non stenti a riconoscere nel ricordo degli affetti senza condizioni, come se tutto fosse oggi.
La sicurezza dall'incitamento a continuare nella fatica, in un incontro perduto, nella caparbietà di rimontare lo svantaggio e di afer onore al compito ed alla responsabilità che ti sono stati assegnati, nella speranza di sovvertire il risultato prima che l'arbitro ti rimandi negli spogliatoi.
Anche questo il senso di questo nostro Rugby: allungare una mano a quei compagni che un placcaggio maligno ha duramente atterrato".
Questo pensiero è stato messo come prefazione sul libro di Bubi Farinelli, "Rugby : etica di uno sport", che faceva parte delle 15 pubblicazioni del "cofanetto" , e riprodotto a cura della Associazione Sportiva URC - Unione Rugby Capitolina, in occasione del Torneo di Minirugby intitolato a Piero Gabrielli e distribuito a tutti i ragazzi partecipanti e successivamente a tutti i ragazzi del minirugby di Roma, Provincia e province del Lazio, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, il 14 febbraio, da Gianni Rivera e Renato Speziali, alla presenza di campioni dello sport e vecchie glorie del rugby..
Bubi, così scrive di lui Paolo Rosi, era molto amato, la bella figura, la spiccata personalità animata non di rado da imprevedibili impennate. Si fondeva in lui serietà, impegno civile, entusiasmo, coraggio, con una vena di estro, eredità di quella parte del nonno Pietro Mascagni che viveva in lui: un uomo con le sue debolezze, ma nemico dei patteggiamenti e dei compromessi.
Capitano della Rugby Roma, scrive Sergio Valentini, Piermarcello Farinelli, detto Bubi,e da noi abbastanza amici da potercelo permettere: Dentone: tre-quarti centro, Capitano anche della Nazionale, cardiologo, campione vero nello sport e nella vita, il più aristocratico e guerriero di quella straordinaria galleria di varia umanità, il più fumantino e signore di tutti.
Con Paolo Rosi e Bubi, Piero aveva diviso quegli anni in cui si partiva per una tournèe in Francia su un vagone di un treno con i sedili di legno.
Sempre Sergio Valentini : "Erano gli anni dell'immediato dopoguerra, c'era ancora tanta fame e un viaggio in treno era una avventura. Nello stesso vagone poteva capitare un borsaro nero che, in cambio della protezione dei rugbysti, offriva un provolone o un salame di Secondigliano. Oppure non la offriva, tanto faceva lo stesso. I rugbisti di Roma prendevano la terza classe del sabato sera, del venerdì se c'era da raggiungere Torino che distava ventiquattrore di treno. In ottemperanza al codice di comportamento, Enrico Rossini prendeva possesso della retina portabagagli, Paolo Rosi stendeva l'amaca, e Piero Gabrielli si distendeva sulla panca di legno per l'unica vera dormita della sua settimana. Piero trascorreva tutte le altre notti alle Grotte del Piccione, ristorante-night di famiglia, e nelle partite a Roma, specie quelle meno emozionanti o impegnative, appariva un po' distratto, come se stesse appennicato. Delle volte non aveva trovato il tempo di passare da casa per cambiarsi d'abito, e si presentava in campo nello smoking d'ordinanza, tra l'ammirazione degli avversari, che pure già conoscevano, per sentito dire, lo snobismo dei rugbisti di Roma."
La URC, presidente Claudio Tinari, è stata fondata da ex rugbysti e non, ma tutti con la convinzione dell'importanza del ruolo educativo del rugby per i propri figli, soprattutto in seguito ai numerosi incontri con Piero, Bubi e Paolo Rosi, che, oltre a collaborare per Mille Bambini, sono stati anche tra i fondatori del "minirugby" romano.
Sulle altre locandine dell'Osteria, anche disegni con altre dediche: Pino Zac visto da se stesso, a Piero, Bruno Rasia visto da Nino La Barbera, Lino Tardia visto da La Barbera, Nino La Barbera visto da Lino Tardia, Giorgio De Chirico visto da Bruno Rasia, Mario il Vinaio, gli artigiani Fiorentini e suo figlio l'architetto, il Principino, Rino il corniciaio, il Senatore Alberto Cipellini, detto Cip, visti da Bruno Rasia, l'autoritratto di Giancarlo Fusco, un disegno di Ermanno Vanni, un altro di Edolo Masci, di Novella Parigini, di Sergio Ippoliti, di Pietro Ceccarelli, di Pericle Fazzini, di Amerigo Tot, e i Pulcinella di Peppino De Filippo.
Piero ha inteso la vita di Via Margutta, così come quella di un paesino della provincia di Roma, dove tutti si conoscono e dove gli interessi sono comuni.
A lui si deve anche la nascita dell'Associazione Internazionale di Via Margutta, promuovendo attività culturali di ogni tipo e quando c'era da denunciare misfatti o ingiustizie sociali
Si organizzava intorno ad un tavolo dell'Osteria, alle due di notte gli inviti, le lettere i telegrammi per una conferenza stampa.
Così fu per l'addio a Via Margutta di molti artigiani che il caro affitti allontanava o per la nascita dell'isola pedonale o della fascia blu, che lui giudicava abusi e atti deleteri all'economia di una strada già così nascosta, come Via Margutta, al passeggio di Via del Corso o di Via del Babuino.
Quando i pittori Lino Tardia e Nino La Barbera se ne andarono da Via Margutta, quasi insieme, perché i loro affitti erano divenuti insostenibili, ma " anche perché oramai qui non c'è più nessuno con cui confrontarsi " disse La Barbera, Piero non esitò a organizzare la ennesima conferenza stampa con "pasta e fagioli", per denunciare, a Stampa e Istituzioni, il degrado verso il quale si avviava Via Margutta, soprattutto perché non sopportava l'esodo al quale erano costretti artisti ed artigiani.
E non avrebbe tardato a ricordare Petrillo, pittore , professore all'Accademia del San Giacomo.
Amatissimo dai suoi allievi, viveva al n. 83, accanto all'Osteria, nello studio che fu di Mafai, era sempre vestito un po' eccentrico, demodèe, con abiti dismessi, appartenenti ad un'altra epoca, con la sigaretta in bocca, spesso armata da un bocchino antico, cappello a falda larga, pantaloni grigio scuro a righe, con banda come quelli del tight, panciotto a quadretti bianchi e neri, camicia con collo tondo inamidato, cravatta a nodo largo, giacca blu o nera, scarpe bicolori. L'accompagnava il suo inseparabile suo cane, un levriero bianco, magrissimo, che sembrava non mangiasse da un mese, tanto era magro; " è la razza " diceva Petrillo.
Si considerava erede del futurismo costruttivista ed esponeva, in modo didattico, i suoi dipinti fuori dalla finestra, in una esposizione permanente.
Una volta cominciò a dipingere al lume di candela, con cento candele accese, perché gli avevano tagliato la luce, dopo un contenzioso con l'Enel; qualche candela si inclinò e ci fu un incendio che coinvolse tutto il palazzo; i pompieri faticarono a spegnerlo perchè Vicolo Orti di Napoli è troppo stretto per l'autopompa. La proprietà, Propaganda Fide, per il restauro, mandò tutti gli inquilini, compreso lui, in albergo per un anno.
Petrillo se n'è andato, in silenzio, in quella calda estate del 2001. Lo salutano tutti i marguttiani, anche a nome di Piero.
Piero, grande manager teatrale e musicale aveva diretto con i fratelli "Le Grotte del Piccione " e poi il Cab 37, il primo importante cabaret di Roma, dove avevano debuttato artisti come Enzo Iannacci, Fred Buscaglione, Don Marino Barreto jr., Umberto Bindi, Bruno Martino, Mina, Gigi Proietti, Luigi Tenco, Giorgio Gaber, Maurizio Costanzo, Pippo Franco, ed aveva organizzato festival di jazz, con Giampiero Fineschi, Nicola Arigliano, Basso Valdambrini, Franco Cerri, I gatti vicolo miracoli, Nunzio Rotondo, Quintetto Enzo Jannacci, Quintetto di Lucca, Fatima Robin's ( che sposerà Fred Buscaglione), le Peter Sisters, e tanti altri.
Ogni sera sul tavolo dell'Osteria una locandina, ora dedicata all'artista Soravia, o ad Ennio Flaiano, o al "Caffè", alla Magnolia, a Trilussa, a Gentilini, a Sironi, a Bartoli, a Campigli, ad Avanessian, a Guttuso, ora ad un amico del rugby o del tavolo sociale.
Tutta gente che in un modo o in un altro ha animato, ed ancora anima, l'Osteria e Via Margutta e faceva parte di quella cultura romana scomparsa.
Su una locandina dell'Osteria si legge:
"La presenza delle opere di un artista in un'osteria, e qui nell'Osteria Margutta in particolare, non è una novità e si richiama a una tradizione che ha visto momenti importanti : basti pensare ai bistrot sulla collina di Montmartre, dove nell'ultimo quarto del secolo scorso, si avvicendavano poeti e musicisti, pittori e scultori, che non avevano altri spazi per esibirsi, rimediando con l'occasione, perché no, una minestra.
I manifesti, le locandine, i diplomi, le testimonianze, le "care cianfrusaglie" raccolte in venticinque anni d'amore per far onore al Teatro, che qui all'Osteria è di casa.
Basti pensare che in un tavolo, davanti ad un piccolo palchetto, ha mangiato per cinque anni Peppino De Filippo.
Ma prima di lui in Via Margutta nel 1717 aprì i battenti il Teatro Alibert, che ospitava le voci bianche.
Ma pensando al passato quando fondai, con Maurizio Costanzo, il Cab 37 dove debuttarono Pippo Franco, Magda Mercatalli, Bruno Lauzi ,Alfredo Del Pelo, Antonio Salinas, Umberto Bindi, Connie Francis, Don Marino Barreto Jr: Enzo Iannacci, Fred Buscaglione, Bruno Martino, Mina, Gigi Proietti, Luigi Tenco, Giorgio Gaber, , ed altri; fu il primo Cabaret a Roma, in questo genere.
Sul piccolo palcoscenico dell'Osteria Margutta si sono avvicendati oscuri artisti come i posteggiatori romani con le loro chitarre così come il grande amico Enzo Aprea con una voce splendida e le sue indimenticabili canzoni.
Ogni sera la rappresentazione scendeva in platea, Peppino De Filippo, con i suoi inesauribili aneddoti, i silenzi assorti di Giorgio De Chirico, le poesie di Raphael Alberti, l'arguzia intelligente di Achille Campanile, Ennio Flaiano che ci meravigliava e affascinava con le sue fantasie, Pino Zac e Claudio Dragone con i loro Quaderni del Sale, che diventarono la rivista "Il Male".
La dolcezza di Emy Mascagni, ispiratrice di D'Annunzio, Leonard Bernsteirn che ci parlava dei suoi concerti,, gli schizzi improvvisati di Mino Maccari.
E dal teatrino dell'Osteria abbiamo ascoltato le conferenze scientifiche di Manfredi e Vigevano, il commento all'opera del Belli fatto da Carlo Muscetta, con Fiorenzo Fiorentini che recitava sonetti,e poi Pupella Maggio con le poesie di Edoardo, e una schiera infinita di altri personaggi, interpreti eccezionali della commedia quotidiana : Giancarlo Fusco, Alfonso Gatto, Giancarlo Del Re, Giovanni Omiccioli, Corrado Cagli, Pericle Fazzini, Franchina, il poeta futurista Carta, Turcato, Assen Peikov, Amerigo Tot, Purificato, Tardia, Alberto Cipellini, Bruno Rasia, Nino La Barbera, Francesco Masseria, Vincenzo Petrillo e cento altri.
Qui c'erano i finalisti del Premio Strega; popolavano l'Osteria i protagonisti dei loro romanzi ed è attorno a un tavolo, che la Redazione della Rivista Letteraria "Il Caffè", diretta da Giambattista Vicari, intesseva satira letteraria. Con loro Arbasino, Fratini, Violetto, Frassineti, Giuliani, Calvino, Ceronetti, Milanese, Saviane".
Qui, in un angolo, hanno preso volto i "Mille bambini a Via Margutta", una iniziativa che ha proposto il tema e il problema dell'handicap nelle scuole di tutto il mondo e da tutto il mondo puntuale ogni anno, grazie anche all'Unicef e all'Alitalia, è giunta la risposta di migliaia di piccoli artisti, che hanno tappezzato l'Osteria prima e tutta Via Margutta poi con disegni e poesie. Una risposta travolgente che ha provocato convegni scientifici sull'argomento."
Enzo Aprea, raffinato e coltissimo giornalista RAI, cui un maledetto morbo aveva messo su una sedia a rotelle, privato di mani e gambe, continuava ostinatamente a lavorare come se non avesse niente, collaborarò a fondo per dare il giusto significato all'esperienza del Teatro come forma di integrazione. Di lui resta anche una struggente immagine sui paesaggi del pittore Lattanzi di Cuneo," Provincia Granda", come " ricordi dello studio d'arte Gabrielli ":
LATTANZI DELLE LANGHE
E' stato un pomeriggio di febbraio, con la pioggia fitta da un cielo di catrame che anneriva i volti e le cose di Roma. L'unico azzurro erano gli occhi di Umberto Lattanzi. Era entrato nella mia casa portandovi le quattro stagioni d'una terra che non conoscevo. Appoggiò i quadri ad un muro e il muro divenne paesaggio profondo, lungo un sentiero storpio e file d'alberi come asciutti soldati a guardia d'un inverno antico dei paesi di case abbracciate, dalle campagne gialle che mi hanno fatto sentire parole di Pavese e la sua malinconia presaga: al di là delle gialle colline c'è il mare. L'estate, la primavera, l'autunno. Ognuno sprigiona luci diverse in quel pomeriggio quasi buio e sai subito che quelle colorate solitudini nascondono voci d'una vita che arranca e fatica perché alla terra non siano imposti reticolati, oscure ideologie. Lo spazio e il colore sanno di libertà, di sangue, di giovani vite immolate contro un nemico forte e spietato. E vedi lui, Umberto Lattanti, con un fucile più alto della sua esile figura e unica cosa grande sono i forti occhi azzurri che cercano ogni angolo di quelle langhe per conservare un ricordo di sacrifici e d'amore.
Questo modo di riunire personaggi famosi intorno ad un tavolo di "osteria" ( com'era nella tradizione della cultura romana ) o in una galleria d'arte, era per Piero motivo di orgoglio e lui, che "di professione", come diceva, " faccio l'oste e sono specialista in pasta e fagioli", fu poi utile alla nascita, nel 1975, proprio del movimento culturale e sociale "Mille bambini a Via Margutta".
Il nome gli fu dato da Bruno Rasia - scenografo TV, disegnatore, vignettista, amico e collaboratore di Ennio Flaiano - " mille " nel senso favolistica della parola, come mille baci e mille saluti , " bambini " per rivolgersi alle generazioni future, affinchè fossero giustamente informate per una procreazione sicura e sui pericoli di mettere al mondo bambini con handicap e allo stesso tempo non fossero, a loro volta futuri emarginatori ma figli di una civiltà di integrazione e " a Via Margutta" una strada conosciuta in tutto il mondo e cassa di risonanza per le iniziative intraprese.
Piero continuò all'Osteria la tradizione dell'avanguardia che aveva dominato la vita culturale di Via Margutta, con un impegnato culturale, artistico e sociale.
I suoi grandi amici, Claudio Dragone e Pino Zac, lo ispiravano e lui, con le sue doti manageriali, riusciva a realizzare imprese che nel mondo del sociale erano considerate fino ad allora impensabili.
Soprattutto Piero insegnò che era possibile fare cultura anche con un argomento scomodo come quello dell'handicap. Colpito in famiglia dal problema dell'handicap, non cedette alla tentazione assistenziale e, con l'aiuto suoi amici fedeli, creò, con " Mille bambini ", una serie di attività mirate, soprattutto, a cambiare una mentalità pietistica, che fino ad allora aveva dominato il campo del mondo della disabilità.
Nacquero, con l'aiuto di centinaia di volontari ( tra cui gli artigiani di Via Margutta, Angelo Rosa, Enrico Fiorentini, il " Principino", Rino Mucci, Primo della Titanus, Anna Maria De Santis del Teatro Delle Muse, Carla Gugi della Galleria Il Saggiatore e tanti altri ), dal '75 all' '81, le esposizioni, per tutta Via Margutta, di 40.000 disegni di bambini delle scuole elementari di oltre 200 paesi di tutto il mondo. Per l'occasione, la Galleria Il Saggiatore di Carla Gugi, esponeva alle pareti oltre 300 disegni e tante sculture di creta e das dei bambini.
Poi venne la minimaratona di Villa Borghese, alla quale parteciparono 50.000 persone ed i convegni sulla prevenzione e sulle leggi per l'integrazione a Palazzo Valentini, alla Regione, alla Protomoteca, ecc.
" Esiste una diffusa convinzione" , diceva Piero, " che quello dell'handicap sia un problema che riguarda solo l'inquilino della porta accanto. L'handicap è un palazzo senza crisi di alloggi e invece riguarda la celebrità e l'anonimo uomo della strada."
Fare cultura nel mondo dell'handicap significò innanzitutto fare informazione per la prevenzione, per cercare di evitare una nascita con handicap attraverso opportune analisi ed una sana condotta di vita..
All'Osteria Margutta, nacquero i primi convegni per la prevenzione degli handicap e per la difesa dei diritti civili delle persone handicappate e qui furono stesi i principi della legge quadro 104 del '92, le norme per l'abbattimento delle barriere architettoniche, i telefoni bassi, gli scivoli, gli elevatori, i bagni speciali, l'uso della tecnologia ed i tariffari.
Nel 1980 l'idea del teatro come forma di integrazione.
Luigi Squarzina , nominato direttore artistico de Teatro di Roma, in una conferenza stampa, nell'ambito del Teatro come servizio alla città, annunciava abbonamenti speciali ai portatori di handicap, in collaborazione con l'Assessorato ai Servizi Sociali, Assessore Franca Prisco della Giunta del Sindaco Ugo Vetere ( che stringerà con Piero una sincera amicizia, al di là degli steccati delle idee politiche o di "partito", che per Piero era il "participio passato del verbo partire"), molto aperta al sociale nei primi anni '80, con spettacoli e laboratori nei centri anziani, al Santa Maria della Pietà, nelle carceri, nelle scuole.
" Piero, conoscendo Squarzina quale uomo di teatro e di grande cultura, giudicando questa iniziativa alquanto riduttiva per un uomo del suo spessore artistico", come scrive Miriam Tassi, che è l'anima organizzatrice da vent'anni di l'attività del laboratorio, "prendendo la parola quale Presidente dei Mille bambini a Via Margutta, "scippò" in due minuti a Squarzina la promessa di un "laboratorio teatrale integrato" per ragazzi con e senza problemi di comunicazione". Gli propose, un progetto che aveva ipotizzato, attorno ad un tavolo, all' Osteria, ragionando di teatro con Bruno Rasia e Peppino De Filippo, scomparso qualche mese prima. .
Squarzina, per nulla intimidito, ci pensò un pomeriggio e poi accettò portando in scena, con il regista Adriano Dallea, prima " Gli Uccelli di Aristofane" e poi "La Tempesta di W. Shakespeare.
Interpretato da ragazzi con e senza problemi di comunicazione ( enfatizzando la parola handicap che per Piero era una "marchiatura"), per dimostrare che, se in certe condizioni, insieme agli altri, i ragazzi con problemi, facendo leva sulle loro residue possibilità, potevano raggiungere certi risultati sul palcoscenico, nelle stesse condizioni, insieme agli altri, potevano superare gli ostacoli della scuola, del mondo del lavoro e della vita sociale.
Lo spettacolo debutta prima all'Argentina, poi al Teatro Ateneo, al Flaiano, al Teatro delle Muse, col plauso di migliaia di spettatori . I giovani attori sono ricevuti dal Presidente Sandro Pertini, al quale consegnano un assegno dell'incasso delle serate, da devolvere a favore dei problemi della fame nel mondo.
Dopo Squarzina, l'iniziativa teatrale continua con la direzione di Maurizio Scaparro, ed va in tournèe in Spagna, a Madrid, dove esiste un gruppo "Mille bambini spagnolo", al Teatro "Casa de Campo", su invito del Comune di Madrid, presente la Regina Sofia. Ed ancora, su invito di Mons. Luigi Di Liegro ( col quale Piero ha avuto una profonda amicizia ), in occasione della Giornata Giubilare per le persone handicappate, Giubileo speciale del 1984, i giovani attori recitano alla Sala Nervi in Vaticano, al cospetto di Sua Santità Giovanni Paolo II.
Poi, nel 1985, in onore della "Fondazione Jhon F. Kennedy", al Teatro dell'Opera , presente il Presidente Francesco Cossiga e la famiglia Kennedy con il Senatore Edward, la signora Kennedy Smith, moglie di Bob.
Nasce il gruppo delle "girls", come le chiama Piero, senza le quali l'avventura del Teatro, piena di invidiose insidie e dissapori con le continue altrenanze politiche ed istituzionali, non sarebbe stata possibile realizzare: Miriam Tassi, Rina Palmieri, Luigia Bertoletti, Stefania Galassi, Ada Sechi, Maria Novella Minutillo Turtur, Valeria Galliani, Alessandra Menichincheri e naturalmente Franca Prisco, l'Assessora, come la chiamava affettuosamente Piero; una èquipe di amiche sincere e disinteressate, che unendo le loro diverse professionalità ed esperienze hanno reso possibile arrivare a " certi risultati " giudicati, come dice il Prof. Cancrini, dopo aver visto "Gli Uccelli," impensabili anche agli addetti ai lavori".
E sulla Tempesta Enzo Aprea: " L'incontro di creature nobili, ragazzi detti normali, che hanno avuto la fortuna di nascere sani, e ragazzi strani, con ostacoli, handicappati non certo per colpa loro e costretti, fino a ieri, a guardare da lontano il mondo dei nobili, dal quale li separa un mare di barriere sociali, psicologiche e culturali. L'esperimento in teatro dimostra che il mare può essere attraversato con il buonsenso, con la volontà e l'amore; e si scopre che giocare, studiare e lavorare insieme serve sia alle creature nobili sia alle creature strane........ un lavoro che ha permesso a ragazzi con problemi di andare a ripescare liberamente proprio in quelle residue possibilità, il modo di dimostrare indipendenza, conquista e integrazione. Ma l'integrazione, attraverso la pratica teatrale, non era lo scopo dell'iniziativa. Si è voluto usare il teatro come mezzo di informazione, perchè anche da un palcoscenico potesse arrivare una immagine diversa da quella che da sempre, l'opinione pubblica ha del cittadino handicappato."
" Una immagine confusa", diceva Piero, " dalle volgari storielle di caserma o di avanspettacolo, del sordo, del cieco e dello sciancato o del gobbetto d'osso portafortuna che con mille lire puoi acquistare dal tabaccaio".
Ed anche sul "Pais" di Madrid si legge sull'iniziativa teatrale: " Una nueva maniera de informar" come lo era stato nei convegni e nell'esposizione dei disegni provenienti da tutto il mondo.
Dopo Scaparro il laboratorio viene interrotto e riprende con la direzione artistica di Pietro Carriglio, il quale con l' Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Roma, Assessore Amedeo Piva, e la supervisione di un Gruppo di lavoro illuminato, composto da Stefania Galassi, Stefano Di Tommaso e Fausto Giancaterina , ottiene, in collaborazione con il Provveditorato agli Studi di Roma, la certezza di una continuità.
Carriglio nell'occasione, promuove, come già detto prima, anche la stampa di un volumetto sul Caffè, "Lettere a G.B. Vicari", curato da Paolo Tarantelli
Nasce il "laboratorio teatrale integrato Piero Gabrielli" diretto da Roberto Gandini, con spettacoli di Goldoni, Molière, Gianni Rodari, Carlo Gozzi ecc., e seminari, anche a livello europeo, agli insegnanti, per la diffusione della metodologia, divenuta ormai terapeutica.
Ogni anno il laboratorio coinvolge 30/40 scuole medie di Roma e Provincia, soprattutto con esperienze decentrate nelle scuole, con oltre 700 ragazzi partecipanti, con e senza problemi di comunicazione ed ha all'attivo anche una con una tournèe in Australia..
Lo spirito dell'iniziativa non era stato pensato terapeutico, ma poi col tempo le qualità terapeutiche si sono rivelate evidenti come alla prima degli Uccelli, quando " Stefania che incoronava il re", racconta la Tassi, ", disse, per la prima volta, la breve battuta che Adriano Dallea aveva affidato durante le prove ad un'altra ragazza "normale", perchè in tutti i mesi di prove nemmeno l'insegnante di sostegno era riuscita a sentire la voce di quella bambina autistica.
Ma i dubbi c'erano e tanti, Piero aveva paura di "mettere le scimmiette sul palcoscenico".
Come ricorda la Tassi in un pro-memoria sul laboratorio: " La decisione di presentare "Gli Uccelli" all'Argentina, mise in moto un meccanismo vissuto con spavento dal gruppo di lavoro, ma con assoluta naturalezza dai ragazzi, e come una sfida da Piero e....si dimostrò la necessità della verifica in palcoscenico".
" Se si recita nel teatro più prestigioso di Roma ( diceva Piero l'Argentina" per i romani è "Il Teatro" non "un teatro"), non si presenta un saggio, ma un vero spettacolo ".
I ragazzi, con problemi e non, attraverso l'immedesimazione nel personaggio ed il travestimento in meravigliosi costumi ( per La Tempesta furono offerti gratuitamente da Umberto Tirelli, grande sostenitore del laboratorio, costumista di Visconti, Fellini e Pasolini, vincitore dell'Oscar per i costumi con il film Amadeus ) nel teatro di Roma, con un vero regista, recitando una importante storia di drammaturgia, facendo leva sulle loro residue possibilità, conquistarono autostima, dimostrando, all'uomo della strada, la loro capacità di far ridere e di far piangere, tanto da scomodare critici di teatro come Rodolfo Di Giammarco che definì " La Tempesta", "Mai visto Shakespeare così dolce e spontaneo".
Le mille avventure di Piero, ("romano di Roma", dice di lui la Tassi, "un passato e un fisico da rugbysta, per anni organizzatore e promotore di musica, di teatro, di riviste letterarie, intellettuale generoso" ) erano inesauribili: così scrive di lui, Felice Borsato, giornalista di Rai 3, che con " Mille bambini a Via Margutta" fece debuttare proprio la testata del Telegiornale Rai 3,:
".. tra i suoi infiniti meriti di atleta di rugby, di uomo di grande cultura nelle arti e nelle lettere, si deve quella luminosa iniziativa di "Mille bambini a Via Margutta" .
" Accanto a lui si è formato un gruppo di giornalisti, nello specifico, quasi d'assalto, nonostante la non più verde età, che da almeno un ventennio sono sempre presenti e disponibili a fare il discorso sugli handicappati per la società intera. Ci sono Angelo Frignani, Angelo Bartoloni, Massimo Signoretti, Piero Passetti, Luciano Costantini, Alvaro Benedetti, Giuliano Nardo, Marisa Bernabei, Teresa Bartoli, Silvia Costa, e qualcun altro di cui mi sfugge il nome.
Ma sono giornalisti che non cercano pubblicità e di conseguenza saranno lieti comunque che sia stato ricordato il gruppo. Gruppo del quale fanno parte anche i rotariani, l'Avv. Gaetano Rizzo Nervo, giornalista, - sua l'uscita di alcuni numeri del "Caffè" dopo la scomparsa di Vicari - ha avuto al n. 47/a uno splendido punto culturale siciliano, il Dum Sicilia, con i carretti siciliani, le ceramiche di Caltagirone e di De Simone, direttore di Risposte e della Editrice ABC, una rivista specialistica dell'Oasi di Troina, un Grande Centro per la riabilitazione e l'integrazione diretto da Padre Ferlauto, l'Avv. Armando Costa, uno dei più raffinati penalisti italiani, che con umiltà più volte ha fatto da moderatore ai numerosi convegni sulla prevenzione, autore, tra l'altro di un saggio "Perchè difendo un colpevole", l'avv. Gilberto Gatteschi, altro noto penalista che ha messo a disposizione, anche lui, più volte, la propria esperienza professionale per la causa dei Mille bambini, il Prof. Mino Bolognesi, ginecologo genetista, che, con il Prof. Bruno Dalla Piccola, ora direttore dell' Istituto Mendel - emanazione di ricerca dell' Istituto opera di Padre Pio - hanno curato un opuscolo sulla prevenzione, distribuito nel 1983-84-85 ai soldati di leva e nei consultori, i Proff. Manfredi e Vigevano, neuropsichiatri, che hanno curato i convegni e la nascita della Fondazione sull'epilessia e poi il Prof. Mimmo Spagnolo dirigente della Pubblica Istruzione, presso la Presidenza del Consiglio, sempre disponibile ( insieme a chi scrive - n.d.r.), coordinatore istituzionale per i convegni e le attività.
Secondo questo gruppo l'handicap andrebbe propagandato come un " prodotto di largo consumo " , perché " non venga acquistato", per di arrivare come spot pubblicitario di informazione in ogni casa.
Oggi l'Osteria Margutta, rilevata da Adolfo Tidei, anche egli ex-rugbysta del Frascati, amante oltre che delle tradizioni romane, anche della buona cucina.
L'Osteria, dopo una radicale ristrutturazione, per rendere il locale più funzionale e operativo, senza minimamente alterarne l'aspetto estetico, i colori e l'atmosfera, continua la sua tradizione di luogo di ritrovo culturale e di atmosfera magica .
Tra luci soffuse, con il look di sempre e qualcosa sempre di nuovo - molti degli stessi quadri di sempre alle pareti - uomini di affari e di cultura, giornalisti, scrittori, professori di università, professionisti di valore, politici, giovani e vecchi musicisti, artisti di ieri e di oggi, vengono a concludere i loro business o, semplicemente, a fare progetti per il futuro e, la sera, coppie di innamorati si sussurrano parole languide, avvolti da soffice musica di sottofondo, luci lievi e colorate che addolciscono volti e sorrisi, tra pietanze accompagnate da vini di qualità, olio di prima spremitura e dolci golosissimi preparati dalla moglie.
Le riunioni e l'attività di Mille bambini, l'Associazione di strada, le attività culturali, i progetti per la Festa della magnolia e le tradizioni popolari, l'Osteria Margutta sede del progetto dell' Unesco per dichiarare Via Margutta Patrimonio dell'Umanità: questa la vita di oggi a Via Margutta.
Soprattutto questa l'avanguardia della fine del secondo millennio e dell'inizio del terzo, che, in Via Margutta, scomparsi ormai i grandi artisti, continua, nella lotta della vita di tutti i giorni, tra mobili antichi, quadri, lampioni di ferro battuto, sul selciato di sampietrini che ha visto l'andirivieni di persone famose ed importanti, ma anche di onesti cittadini, che Piero Gabrielli
conivolgeva nelle attività culturali e sociali, " del piacere", come diceva lui, " di stare insieme".
Fu così anche, quando, nel 1987, fu tagliato, per errore, con l'ordine di un pretore, un po' distratto, un alloro di trecento anni; un albero oggetto di una disputa giudiziaria tra un gallerista, ed il nuovo proprietario dello studio ex Jandolo. Le radici dell'albero avevano divelto il pavimento della galleria ed il tronco, pendente su un muro, era causa di pericolose crepe. La causa tra i due pretendenti si concluse in pretura con un salomonico decreto di abbattimento dell'alloro.
Così scrive Piero nel manifesto della VI edizione:
"LA FESTA DELLA MAGNOLIA"
LA STORIA DI UN ALLORO E DI UNA MAGNOLIA
"Fino al 1987, da tempo immemorabile, nel cortile del 53/a, esisteva un alloro.
Questo alloro aveva dato frescura ad artisti e scrittori che andavano a far visita al grande antiquario Augusto Jandolo che, al 53/a, aveva il suo studio.
Fra i tanti visitatori: Pirandello, Trilussa, Petrolini, Marinetti.
Nel 1987, il 14 luglio, veniva decretato l'abbattimento dell'alloro.
I Marguttiani si riunirono e avviarono una colletta per piantare, nello stesso posto, una magnolia come segno di continuità e di vita.
Ogni anno, alla ricorrenza, ci si incontra per far festa.
La festa del rispetto della vita.
Ogni anno, il 14 luglio, i marguttiani ed i loro amici, dalle ore 20, nel cortile al 51/a, rispettano la tradizione ormai consolidata.
"Per stare insieme", per ricordare la storia culturale di Via Margutta e, soprattutto, per fare programmi per il futuro di una strada di Roma che non deve essere dimenticata."
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Da allora, per sei anni, il 14 luglio, giorno del misfatto, fu celebrata " La festa della Magnolia " con balli, cene, canti popolari e bandistici, premiazioni con targhe in marmo, o di ceramica, a letterati, artisti, scienziati, sportivi, giornalisti, tra i quali anche Andrea Barbato.
L'ultima edizione nel 1992 , voluta dai marguttiani dopo la scomparsa di Piero, con l' "Associazione Internazionale di Via Margutta", Presidente Enrico Fiorentini e Segretario Giorgio de Tommaso ( factotum di Piero), ha visto la partecipazione di oltre 1.500 persone, tra cui, professori universitari, artisti, ed amanti di Via Margutta, tra i quali, ospite d'onore il Sindaco Rutelli, premiato con una targa in marmo, opera del marmoraro Fiorentini su disegno di Bruno Rasia, con l'effige del sindaco in motorino e col titolo, " Un Sindaco a Rutelle" e con un rinfresco luculliano a base di porchetta, lasagne, fagioli e salsicce che passò alla storia.
Nell'occasione alla Galleria Il Saggiatore di Carla Cugi, ci fu una mostra del fotografo Paolo Romani, presentata dal critico Italo Evangelisti, che ritrasse tutti i personaggi del momento di Via Margutta.
Guelfo Bianchini, presentò alla ex Marguttina, nel cortile al 51/a, una mostra delle modelle di Via Margutta, tra le quali sua madre.
Angelo Rosa, noto restauratore di mobili e trombettista nella banda di Borbona, portò la sua banda composta da trentatrè ottoni a fiato ed accolsero il Sindaco , insieme a sei ragazze in costume ciociaro; costumi confezionati dallo studio d'Arte e Costume di Giulia Mafai.
La scomparsa di Piero ha certamente lasciato un vuoto istituzionale nella vita di Via Margutta, soprattutto perchè è diminuito il numero di iniziative culturali, salvo qualcosa a cura dell' Associazione di Via Margutta o dell'Associazione dei Romanisti, ma è rimasto vivo, nel gruppo di amici, il desiderio di continuare a fare qualcosa, per salvare non solo i ricordi, ma per fare di Via Margutta un "centro internazionale di cultura europea".
Così quest'anno nuovi amici e nuove iniziative.
Grazie all'impegno di Domenico Mascagni ( sportivo, rugbista, nipote del compositore Pietro ) riprende nel maggio del 2003 la manifestazione dei disegni dei bambini delle scuole elementari e medie e con l'esposizione di migliaia di disegni sulla Via Margutta.
Poi un'asta di alcuni disegni, venduti come futuri Touluse Lutrec o Renoir, alla quale partecipano tra gli altri, personaggi dello spettacolo, dell'arte, della cultura, del mondo politico: l'attrice Maria Grazia Cucinotta , l'attore Raul Bova, il regista Giuseppe Tornatore, il cantante Raf, l'attore Giorgio Bracardi, il Presidente della Regione Francesco Storace, la Senatrice Tana de Zulueta, l'on. Giuseppe Mannino.
L'asta, diretta da Tiberio Timperi, incassa oltre 100.000 euro per l'Ospedale Bambino Gesù.
Enrico Todi, gallerista di spicco, amico e collaboratore di Federico Fellini e Giulietta Masina, presenta ad ottobre la Festa del Fico.
Un albero che ostinatamente è voluto venir su tra il muro e un sampietrino, vicino la sua Galleria e che, amorevolmente annaffiato, oggi fa la sua figura nella Via dopo aver festeggiato le sue nozze d'argento.
Sfilano gli asinelli " micci " amiatini esemplari in via d'estinzione, usati in Europa nei centri di terapia per le malattie mentali come "pet - therapy.
In questi ultimi anni anche l'Associazione dei Romanisti ha eletto Via Margutta Sede della celebrazionee annuale con festa e concerto.
Certo è che da parte delle Istituzioni comunali, provinciali o regionali, pur in presenza di una proprietà pubblica importante come il complesso al 51/a, non c'è stato più alcun interesse o stimolo culturale.
Via Margutta dovrebbe essere oggetto di studio da parte degli studenti d'arte, e dei licei classici ed essere un punto di riferimento di mostre, convegni, studi e ricerche.
Si assiste ogni giorno, purtroppo, impotenti, al continuo andarsene, o per il caro affitti, o per mancanza di ricambio generazionale, di studi d'arte, gallerie, botteghe artigiane, con un aumento del numero di antiquari, che se pur ben collocati nel contesto della Via, vanno a scapito delle più consone Gallerie d'Arte.
Nasce nel giugno del 2000 il Comitato per Via Margutta Patrimonio dell'Umanità, promosso da un gruppo di amici di Via Margutta e dalla Senatrice Tana de Zulueta, che, al fine di salvaguardare il patrimonio artistico e umano di Via Margutta, presenta domanda all'Unesco per far dichiarare Via Margutta Patrimonio dell'Umanità, così come è avvento in Giappone ed in altre parti del mondo.
Oggi il concetto di Patrimonio non può prescindere dalle persone che sono depositarie di saperi e memorie legati ai luoghi in cui esercitano le proprie arti e mestieri.
Il riconoscimento di Patrimonio Universale dell'Unesco nell'elenco dei beni immateriali per coloro che ancora svolgono attività artistiche, culturali e di artigianato artistico nella Via, con l'intento di preservare quello che è chiamato " le opere d'arte vivente " e insieme a loro le speciali caratteristiche che Via Margutta ha oggi ed ha avuto nella sua storia.
La vocazione naturale e storica di questa strada sta nell'esposizione di opere d'arte del passato e d'arte contemporanea, come si è visto con la presenza prima degli artisti tedeschi e olandesi del '500 e poi delle avanguardie del XIX , del XX secolo, del dopoguerra e fino agli anni '70 e '80 .
Le Gallerie d'Arte che si occupano di arte contemporanea e di mostre collettive di giovani delle accademie, dovrebbero essere aiutate, anche economicamente dalle Istituzioni, per il servizio di informazione che rendono a favore dei cittadini, sull'evoluzione dell'arte e sulle nuove correnti artistiche, che, si è visto storicamente, anticipano almeno di un ventennio la cultura, il pensiero filosofico e le idee politiche della società.
.Roma, novembre 2003 da: Via Margutta Patrimonio dell'Umanità
raccolta dati e notizie su Via Margutta curata da
Giorgio de Tommaso





