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La nave di Arlecchino

A chiusura dell'Anno Europeo dei disabili si è svolta a Roma la prima rassegna internazionale di teatro integrato. Sul palco attori disabili e non per un'iniziativa culturale coronata dal successo.

Lo spettacolo "La nave di Arlecchino" tornerà in scena ad aprile


La locandina
Spettacoli. Musica. Laboratori teatrali. Roma ha voluto chiudere l'Anno Europeo della Disabilità organizzando "La nave di Arlecchino", il primo festival internazionale di teatro integrato.
La manifestazione, realizzata dal Comune di Roma, Ufficio Consigliere Delegato per l'Handicap, dal Teatro di Roma, dall'Ufficio Scolastico Regionale (Miur) e dal C.S.A., è stata un vero successo e - dal 16 al 19 dicembre - ha visto il tutto esaurito nella sala da 700 posti dell'Auditorium - Parco della Musica. Sotto il logo disegnato da Luttazzi, si sono riuniti nella capi-tale le compagnie dei quattro Paesi europei partecipanti (Italia, Germania, Francia e Belgio) ma anche moltissimi appassionati e specialisti di questa forma di teatro che vede lavo-rare sul palco persone con e senza disabilità, siano esse di tipo motorio, psichico o sensoriale.
Ad aprire gli spettacoli è stata la compagnia rappresentante dell'Italia ed i ragazzi del Laboratorio teatrale Piero Gabrielli di Roma, che hanno portato in scena "La piccola Sirena", un adattamento teatrale della bellissima favola di Gianni Rodari. La seconda serata è stata dedicata alla Francia e alla compagnia de l'Oiseau-Mouche: tutti attori professionisti, hanno inscenato uno spettacolo che metteva a confronto "A porte chiuse" di Jean Paul Sartre con il film "L'angelo sterminatore" di Luis Bunuel. I Ramba Zamba, rappresentanti della Germania, hanno invece portato alla ribalta uno spettacolo di teatro, danza, musica classica ed elettronica. Mentre, a concludere il festival, è stato il concerto dell'associazione belga Créham: 15 elementi, tutti strumenti a fiato, che hanno dato vita ad una gamma di sonorità che spaziava dal free-jazz allo swing, dal rap alla musica semi-circense in stile Goran Bregovic. Il programma del festival ha tenuto occupati centinaia di partecipanti durante tutte le giornate.
La mattina, in diverse sedi romane, si sono tenuti i workshop formativi del Laboratorio Piero Gabrielli; nel pomeriggio gli incontri, sempre all'Auditorium, con le compagnie ospiti ed i rappresentanti di attività teatrali integrate provenienti da diverse regioni italiane.
E se tra i propositi dell'Anno Europeo delle persone con disabilità c'è "... la promozione dello scambio di esperienze attuate a livello locale, nazionale ed europeo e il miglioramento della comunicazione concernente l'handicap e la promozione di una rappresentazione positiva dei disabili", il festival in termini culturali e di integrazione non avrebbe potuto ottenere un risultato migliore. "La grande ricchezza di questa manifestazione - spiega Roberto Gandini, regista e coordinatore artistico del laboratorio Piero Gabrielli - è che assistendo a tanti spettacoli di questo tipo, lo spettatore si sente libero di fare un confronto, di criticare, capisce che si tratta di teatro con la "T" maiuscola e non di `eventi sociali' in cui ognuno paga il pegno del senso di colpa di essere `sano-. Il Laboratorio Teatrale Integrato "Piero Gabrielli", promosso dal Comune di Roma, dal Teatro di Roma e dall'Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, è ormai un'esperienza di punta del nostro Paese, che ha dato vita ad oltre 60 laboratori teatrali in cui sono stati coinvolti 4.385 ragazzi provenienti da quasi 300 scuole, di cui 1.159 con disabilità.
La rassegna "La Nave di Arlecchino" ha dimostrato ancora una volta che il teatro integrato è arte `viva', un teatro pieno di impeto, provocatorio e vitale. "Quando andiamo a mangiare una pizza siamo un gruppo di scapestrati che stanno allegra-mente insieme con tutte le dinamiche di un gruppo di ragazzi - racconta il regista -. L'obiettivo però non è formare "la grande famiglia" ma fare uno spettacolo". Ed è proprio l'attività teatrale a fare la differenza. "Ognuno sa che il compito che riceve è indispensabile, non esiste il superfluo, la persona di cui si può fare a meno. Se un ragazzo non viene alle prove, crea un problema a tutta la compagnia perché lo scopo è quello di andare in scena. La differenza, qualunque sia, è accolta. Il teatro è un territorio in cui ci si allena alla diversità e quando questa diventa comune, tutti si sentono più rilassati a mostrare la propria".
Dato il successo dell'iniziativa, i promotori si auspicano ora una seconda edizione del festival, che, se ampliata, potrebbe riservare ulteriori sorprese. "Mi auguro di poter scoprire compagnie non ancora conosciute, per accogliere tutte le diversità che ci sono. Magari, lavorando con un po' d'anticipo, si potrebbe allargare la manifestazione anche oltre i confini europei, renderla intercontinentale. D'altro canto, nel teatro, si parte sempre da follie o sogni". Nell'attesa però sono già stati messi in cantiere nuovi sviluppi: i ragazzi che hanno messo in scena "La piccola sirena" sono rimasti talmente entusiasti che hanno deciso di formare una compagnia stabile di teatro integrato per ragazzi, cioè con un repertorio che si rivolga in particolare ai giovani. Mentre i ragazzi dell'attuale laboratorio pilota, saranno in scena, dal 14 al '18 aprile prossimo, al Teatro Argentina proprio con lo spettacolo "La Nave di Arlecchino" da cui ha preso nome l'intera manifestazione.

Alcuni momenti in scena

Foto di scena e del backstage tratte degli spettacoli in rassegna

Gli attori di Pinocchio

La nave di Arlecchino

La nave di Arlecchino

Pinocchio, le prove
 

Manifesto dello spettacolo-concerto "A boute souffle"

Da "No-exit" della compagnia francese

Un'attrice musicista della compagnia tedesca "Ramba-Zampa"
 

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